BlakeEternalLife


Giacomo Vezzani_Vocals/Keybords/Programming

Fabio Pappacena_Vocals/Guitar

Elsa Bossi_Vocals

Nenè Barini_Vocals

 

Silvio Giordano_Visuals

Gianluca Lagrotta_Logo Design&Compositing

Giacomo Pecchia_Set Design

Marco Bagnai_Light Design

Fabio Giommarelli_Lighting tech

 

Silvana Lagrotta_Graphic

Stefano Cangiano_Communication



Attori

Elena Nenè Barini,  Elsa Bossi

Fabio Pappacena, Giacomo Vezzani

Appunti di regia

“Se le porte della percezione fossero purificate,

tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è: infinito”

W.Blake

 

Blake EternalLife è poesia e musica; è stato un album, un radiodramma, dopo due anni di lavoro, diventa un live.

Un concerto/spettacolo in cui convivono musica, poesia, recitazione e videoarte, realizzato da due attori-musicisti travolti da William Blake e dalle sue “visioni”.

Blake, vissuto tra fine ‘700 e inizio ‘800, fu incisore, disegnatore e soprattutto poeta. Un artista libero e provocatorio, inafferrabile, capace di rivoluzionare il linguaggio poetico con temi, immagini e una musicalità naturale che ancora oggi impressionano.

Questa musicalità è confluita nello spettacolo con una miscela sonora di rock e venature elettroniche in fusione con l’evento visuale, curato dal videoartista Silvio Giordano, in cui le immagini, com’è successo per le canzoni, sono una libera interpretazione delle visioni del poeta.

Ad impreziosire la performance, la presenza di Elsa Bossi e Elena Nenè Barini, anche loro attrici e cantanti.

Una performance in cui ricreare finalmente tutto quello che Blake ha evocato nelle sue poesie uniche, forme artistiche complesse e profonde, destinate a rimanere eterne.

 

Lo spettacolo è coprodotto dal Teatro Del Carretto e ha da subito ottenuto l’approvazione entusiasta della The Blake Society di Londra, passando per la messa in onda del radiodramma su Radio Rai 3, fino al debutto live.

 



Calendario

23 dicembre 2017
Teatro Colombo
Valdottavo
21 aprile 2017 h 21:00—23:00
Il Funaro
Pistoia
20—21 maggio 2017
Carrozzerie n.o.t.
Roma
6 luglio 2015
Teatro del Giglio
Lucca
30 dicembre 2015
Teatro Lux
Pisa
8 agosto 2015
Ortaccio
Vicopisano
16 maggio 2015
Teatro Instabile
Matera
15 maggio 2015
IAC
Potenza

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Recensioni

Afferrando l'infinito

Sharon Tofanelli-persinsala.it | 26 April 2017

Comprendere il regno dell’arte è quasi impossibile. Alle volte impenetrabile, altre scarno. C’è uno spettacolo per ogni cuore e un cuore differente per ogni spettacolo. C’è l’opera che aggredisce, quella che compiace, l’opera che confonde e quella che rieduca. E in tutto ciò, quel senso continuo di affermazione dell’io, che difficilmente viene a mancare. Perché l’arte, si sa, è sempre un po’ diva.
E poi ci sono creazioni come Blake EternalLife Show.


Fosse possibile scrutare in esso come si fa con l’acqua, si vedrebbe forse Fabio Pappacena quando, lo sguardo levato al soffitto, dichiara il suo essere strumento, e nulla più, imprestato a Blake come medium temporale.
Prodotta dal Teatro Del Carretto, la nuova versione di un esperimento che già abbiamo veduto in itinere quasi due anni fa, ha debuttato al Funaro di Pistoia il 21 aprile 2017, in prima nazionale. Giacomo Vezzani alla tastiera, Fabio Pappacena alla chitarra, oltre alle voci vibranti e carnali di Elsa Bossi ed Elena Nenè Barini.
Intervistato il gruppo: «Quattro come gli Zoa», scherza Vezzani, si ripercorre la strada di un’opera umile e al contempo ambiziosa, a partire da ciò che l’ha preceduta: «Prima c’è stato un radiodramma», racconta Vezzani, che aggiunge: «Mi hanno chiesto su RadioRai3 qualcosa su Giovanni Pascoli, poeta del suono. Poesie musicate e poi la sua storia raccontata dalla sorella. È piaciuto così tanto che hanno chiesto qualcosa che ripetesse la stessa formula. Io, però, non ero interessato a rifare la stessa cosa. Volevo concentrarmi su un poeta delle visioni. Chi meglio di William Blake?»
Da qui l’aggiunta di un compendio visivo, che rappresenta forse la novità più incisiva: al volto biforme dell’Agnello/Tigre, archetipi della doppia natura umana sostenuta dal poeta, che troneggia come immagine iconica già nella versione precedente, nonché sul compact disc, si accompagnano le sue incisioni più allucinate, sfilate come un flash psichedelico sulle note di The Sick Rose; brevi sequenze video s’innestano sulle ultime battute di altri brani, dal melanconico gioco delle mani a esemplificare le schermaglie di Never Seek to Tell Thy Love, allo sciogliersi sconsolato della bambola di cera. Preludio, questo, di uno stato di grazia impermanente, accentuato dal contrasto morboso con lo spettro musicale delle Songs of Innocence, inneggianti a una vita agreste, dolce come il paradiso che si è soliti narrare ai bambini, scandite da un reparto sonoro caldo, armonioso, che sospinge sapientemente quel lessico volutamente ingenuo che Blake usa per tinteggiare un cielo ancora limpido, ma in procinto di oscurarsi. E difatti si oscura, scorrendo lo spettacolo verso toni più disillusi. È la nascita della Tigre, dell’uomo razionale, è l’esperienza del dolore che prevale sull’innocenza ignara. E come la sintassi del poeta vira a incrociarsi e la scelta semantica a crescere in complessità, così il comparto sonoro si corrompe di tracce elettroniche via via più invadenti, delle quali è intrisa la tastiera di Vezzani, mitigata dall’ascendente rock di Pappacena.


Blake EternalLife Show, opera proteiforme, e non soltanto nell’indagine umana, è l’incontro di diverse espressioni artistiche – musica, grafica, poesia, teatro. Un po’ di caos nella sincronia tra testo cantato e traduzione video. Spiegheranno gli autori, nel dopo spettacolo, che per narrare l’universo mentale di un artista dalla portata tanto vasta – e quando si ascende al simbolo non è possibile contenersi – il primo impulso è sempre quello di spaziare nello spettro comunicativo, offrendo un mondo multidisciplinare, simile a quello di Blake – poeta, incisore, visionario.
«Non potevamo raccontare la storia di William Blake», aggiunge il gruppo: «ossia, la storia di un uomo che non esce da casa sua. C’è chi ha ipotizzato addirittura la sua schizofrenia. Non vi erano fatti da narrare. Quello che è successo, è successo nella sua testa. Sensazioni, tracce».
A conclusione di un percorso che è quasi un cacciare farfalle con una rete, il gruppo afferma di cercare la quiete, per il momento, lasciando che l’esito del lavoro maturi e si consumi un poco.
Rimane così una gamma musicale che si accavalla, che incede improvvisa, come una visione. Rimane un ambiente intimo, favorito dallo spazio raccolto del Funaro, dove i corpi si accalcano, lambiti dal tocco delle luci sceniche. Rimane la dichiarazione d’intento, pienamente raggiunto e dichiarato indirettamente da Elena Nenè Barini a fine intervista: la ricerca di una purezza artistica così limpida, così lampante da risultare immensa.
Rimane che non sempre l’arte ha da farsi diva. Talvolta la sua poesia è come la Pietà: effonde dal basso, come condensa dall’erba rorida.

Ammirevole, magico, dolcemente romantico, ingenuamente sorprendente.

Emma Bailetti - Rockit.it | 04 May 2015

“Blake” di Fabio Pappacena e Giacomo Vezzani è un progetto ammirevole, magico, dolcemente romantico, ingenuamente sorprendente. Lo dice il titolo che il protagonista, qui, è William Blake.

Scelta azzardata, ma tutte le paure sono state spazzate via fin dalla prima quartina del poema “Auguries of Innocence” e dall’introduzione seguente (“Introduction”), posta da Blake stesso a capo della raccolta "Songs of Innocence", che è una dichiarazione degli scopi e dei temi dominanti dell’opera ed è bellissima, perché è il trionfo dell’ingenuità, dove il poeta si fa cantastorie e pifferaio per un bambino raccontandogli una storia su un agnello.


E poi ci sono tutte le frasi più note e rappresentative del (forse) più grande poeta inglese, tipo “The imagination is not a State: it is the Human existence itself” (“The imagination”), dove si dichiara l’essenzialità dell’immaginazione per l’esistenza umana; oppure le “porte della percezione” che devono essere purificate per svelare l’infinito che c’è dietro (“if the doors of perception were cleansed, every thing would appear to man as it is, infinite”), che hanno ispirato anche un certo Jim Morrison.
Non credo sia necessario qui riportare tutti gli altri poemi scelti dal duo Pappacena/Vezzani per quest’opera musicale, bisogna solo ascoltarla in silenzio e farsi trasportare in quel mondo nascosto che solo la poesia più alta può svelare.

 

In realtà Pappacena e Vezzani non sono i primi a tessere il legame tra musica e poesia. Le due arti sono nate insieme, quando i poeti erano cantori, Baudelaire ha parlato di “corrispondenze” tra le sensazioni e le arti, ma anche nella musica del XX secolo il legame tra le due è stretto (penso a Coleridge che ha ispirato “Powerslave” degli Iron Maiden, ai Draconian che hanno ripreso lo stesso Blake in “Dead world assembly” e ce ne sarebbero tanti altri). Insomma, musica e poesia sono inseparabili e sembrano essere nate una per l’altra. Qui trionfano entrambe e le parole dei poemi sembrano essere cucite addosso al susseguirsi delle note tipiche del rock più classico, e viceversa, come un filo rosso che unisce due pezzi di stoffa di cui si è perso il capo, dove ogni passaggio è sfumato e tutto sembra al suo posto.

Complimenti.

https://www.rockit.it/recensione/28392/pappacenavezzani-blake

Suggestivo, coerente, entusiasmante

Adriano Ercolani- Minima e Moralia | 15 January 2018

ETERNAL LIFE. LA RISCOPERTA DI WILLIAM BLAKE

Desta senza alcun dubbio sorpresa, e anche una certa fierezza, notare come a guidare il rinato interesse internazionale per l’opera di William Blake ci siano artisti e intellettuali italiani.

Dopo l’evento Blake in Rome del 2016  l’associazione Inner Peace in occasione dell’anniversario della scomparsa del poeta, ha organizzato il 28 Novembre scorso una giornata dedicata alla meditazione sull’opera del poeta che ha coinvolto più di 18.000 studenti in tutti i quartieri di Londra.

Un progetto dedicato in Inghilterra a un gigante della letteratura inglese, eppure nato a Roma da organizzatori italiani. Dal punto di vista squisitamente artistico, accanto alla stupenda opera di reinterpretazione dei versi blakeani da parte di Victor Vertunni, un alto grande omaggio italiano al poeta è il progetto Blake Eternal Life.

 

Un progetto musicale di rilettura antologica dell’opera del grande genio profetico ad opera del duo Pappacena/Vezzani, il connubio di due musicisti poliedrici, dalle qualità complementari: Fabio Pappacena, attore, bassista e chitarrista, dalla vasta esperienza teatrale e anche televisiva; Giacomo Vezzani, compositore e attore della compagnia Teatro Del Carretto, autore, tra l’altro, della colonna sonora di Invisible Boy di Salvatores.

Con le voci di Elsa Bossi e Elena Nenè Berini, i due musicisti hanno messo in piedi uno spettacolo/concerto suggestivo, coerente, entusiasmante, di grande fedeltà filologica(anche nella pronuncia) rispetto all’opera di Blake, prendendosi per altri versi una disinvolta libertà negli arrangiamenti e nella interpretazione melodica.

 

A differenza, infatti, di Victor Vertunni, che incarna perfettamente l’archetipo del troubadour rispettando la struttura da ballata popolare delle Songs blakeane, il duo osa soluzioni inattese, innesta i versi ardenti di profezia su ritmi quasi funky, interrotti improvvisamente da grandi aperture melodiche, in un complesso gioco compositivo che ricorda alcune suite progressive dei primi Genesis (la più complessa delle quali, Supper’s Ready, non a caso era proprio ispirata a William Blake).

 

Abbiamo incontrato i due autori che ci hanno spiegato l’ispirazione del progetto.

 

Com’è nata l’idea di recuperare l’opera del grande poeta inglese?

Vezzani: Mi trovavo a Philadelphia e ho avuto l’occasione di esplorare una delle biblioteche più antiche degli Stati Uniti, lì ho trovato delle tavole originali sull’inferno di William Blake. L’idea nasce dal fatto che dopo essermi occupato di un radiodramma incentrato sul“poeta del suono” Pascoli, volevo dare un seguito a questa ricerca e costruire una sorta di dittico, affrontando il poeta della visione: William Blake. Radio Rai Tre me ne aveva chiesto nel frattempo un altro con la solita formula, la vita del poeta e le poesie messe in musica. Non volevo farlo da solo e ho chiesto a Fabio una collaborazione, che si è subito dimostrata importante, non solo per lo scambio d’idee, ma per mescolare due approcci musicali differenti e cercare il vero suono, che secondo noi poteva raccontare il poeta. Il problema su come raccontare Blake sorse subito; mentre la vita di Pascoli è costellata da avvenimenti tragici e di spostamenti, alla ricerca del nido che non troverà mai, William Blake sembra invece condurre una vita piuttosto statica. Abbiamo allora capito che il suo viaggio è l’immaginazione, la visione che lo accompagna come allucinazione, senza mai spostarsi dai suoi tre cottage. Avendo immaginato Pascoli come puro suono, il radiodramma si dimostrò subito la forma migliore per rappresentarlo. Per Blake non sapevo bene come lavorare su immagine e suono; addirittura avevo pensato ad un enorme videoclip. Fu Fabio a pensare d’introdurmi ad due artisti visivi, Silvio Giordano e Gianluca Lagrotta, per costruire delle immagini più moderne ed insieme poi pensammo alle traduzioni simultanee delle poesie mentre suonavamo, per rendere vivo e presente il vero protagonista dello spettacolo: William Blake.

 

Su quali basi avete ricostruito melodie e arrangiamenti? Vi siete affidati all’ispirazione o alla ricerca filologica?

Pappacena: C’è stata una prima fase in cui ognuno di noi, separatamente, ha approfondito lo studio delle opere. Volevamo che il confronto tra di noi, nella fase successiva, fosse autentico e non condizionato dall’idea che Giacomo in particolare aveva già su come sviluppare il lavoro. L’enorme complessità del mondo immaginifico di Blake ha certamente fatto sì che, almeno inizialmente, la nostra ricerca fosse indirizzata alla comprensione della mitologia da lui creata, dei numerosi riferimenti biblici e di altri autori, da Dante a Milton. È uno studio che, in realtà, dopo circa tre anni da quando siamo partiti e dopo un disco, un radiodramma e uno spettacolo prodotti, possiamo dire che non è ancora finito e certamente continuerà. Nella fase successiva abbiamo lasciato che la straordinaria carica simbolica e la potenza evocatrice delle poesie ci attraversasse per lasciare spazio all’ispirazione più pura. Più che le singole espressioni letterarie sono state le immagini da esse create, i concetti espressi, a suggerire le atmosfere e gli ambienti musicali che hanno dato vita alle nostre canzoni. Così è stato anche per le immagini: abbiamo chiesto a Silvio Giordano (autore dei visual) e Gianluca Lagrotta (creatore del logo Tigre&Agnello) di abbandonarsi alla suggestione. L’unione delle nostre due sensibilità musicali, più elettronica quella di Giacomo e più rock e acustica la mia, così diverse ma così complementari, hanno fatto il resto. Ma la cosa più interessante che abbiamo rilevato è che ogniqualvolta si cercava di indirizzare il lavoro attraverso una strategia razionale, attraverso soluzioni pensate e costruite, le cose non funzionavano; è come selo spettacolo si volesse costruire da solo e la nostra sensibilità fosse solo il tramite, lo strumento. Come dire: è sempre il cuore che conta.

 

Centrale nella vostra interpretazione è la visione gnostica della conconcordia oppositorum che nei Canti dell’Innocenza e dell’Esperienza è rappresentata potentemente dalla contrapposizione simbolica tra Agnello e Tigre. Il simbolo finale dello spettacolo è il citato logo che li raffigura proprio come un symbolon, sbaglio?

Vezzani: Sì, è stato importante cercare una sintesi di linguaggio su un corpo poetico così vasto e complesso. Ricordo di aver studiato profondamente tutta la mitologia di Blake e ad un certo punto, con l’arrivo di Fabio, ci siamo anche persi. Per fare un esempio: i quattro Zoa, quattro figure che insieme costituiscono un essere umano – il grande Albione – sono anche il simbolo delle varie nature dell’uomo e che possono anche rappresentare i quattro elementi (acqua, terra, fuoco, aria).  Ad un certo punto subiscono delle evoluzioni e non sono più quelle figure, ma si trasformano: Luvah, che è la compassione, Cristo, si trasforma nella sua forma più ribelle, Orc (che non è altro che la La tigre). Il libro di Urizen, I quattro zoa, sono dei libri molto affascinanti ed anche lì tornavano spesso la figura dell’agnello e del leone. Nei Canti d’Innocenza ed Esperienza c’è una sintesi perfetta di ciò che è passivo e attivo, bene e male, energia e meditazione, e come questo dualismo debba convivere nell’uomo per trovare il giusto equilibrio per attraversare il passaggio terreno, verso una dimensione di conoscenza. Vede, in realtà per affrontare l’argomento non basterebbe nemmeno un’intervista di un giorno, perché la stessa mitologia di Blake è spesso contraddittoria, nel senso che spesso Blake stesso pensando di essere un tramite tra due dimensioni, una reale ed una astratta, non dava così importanza alle cose così come sembrano. Il simbolo/logo dell’Agnello e la Tigre sono in qualche modo una semplificazione, una sintesi, per cercare di dare un punto di partenza a tutto il mondo immaginario di William Blake.

 

Qual è l’urgenza di riscoprire Blake oggi?

Pappacena: Non ringrazierò mai abbastanza Giacomo per aver voluto condividere con me il viaggio nell’opera di William Blake. È stato un dono, anzi due: la riscoperta di un autore che è molto più di un poeta, uno scrittore, un incisore – credo non a caso più di qualcuno lo ha definito un profeta; e poi la possibilità di creare un sodalizio artistico e umano tra i più importanti della mia carriera artistica. C’è stata un’intenzione molto chiara in noi sin dall’inizio: non volevamo “tradurre” l’opera di Blake in una sorta di trattato musicale raccontando la sua storia. Credo, tra l’altro, sia quasi impossibile farlo. Non c’è una vera e propria storia da raccontare. C’è piuttosto, da parte del poeta inglese, l’indagine dell’uomo e della sua profonda complessità. Volevamo quindi vedere l’effetto della sua filosofia su due uomini del duemila. Per quanto mi riguarda l’effetto è stato deflagrante, oserei dire illuminante. Questa è la nostra urgenza; e con quella sana dose di presunzione di chi sceglie di esporre ad un pubblico il proprio sentire, crediamo che questa urgenza vada condivisa. Nella società della superficie, dell’apparenza, delle illusioni, William Blake ci parla di profondità, di prospettive, di essenza. Siamo convinti che questo riguardi tutti. L’espressione Eternal Life nel titolo dello spettacolo non si riferisce ad un’ipotetica vita nell’aldilà, ma alle infinite possibilità in questa esistenza terrena.

 

Ci sono artisti contemporanei in cui ritrovate la sua eredità?

Vezzani: È molto difficile rispondere a questa domanda perché il lavoro di Blake è talmente complesso e profondo che secondo me ha spaventato un po’ tutti. Non è pure collocabile tra i Filosofi e tra i pittori; era forse un semplice incisore, ma sappiamo che era anche poeta e molte di queste canzoni le cantava lui stesso, è morto cantandole. Blake aveva anche un atteggiamento un po’naif e ambiguo, ma sapeva andare alla profondità delle cose. William Wordsworth diceva: “Non c’è dubbio che questo poveraccio fosse pazzo, ma c’è qualcosa nella sua pazzia che attira il mio interesse più dell’equilibrio di Lord Byron o Walter Scott”. Dai pittori è sempre stato visto più come un illustratore in principio, eppure ha sviluppato una tecnica unica, inventandosi anche una particolare tecnica d’incisione. William Blake è stato rivalutato molto tempo dopo la sua morte. Nella musica, nel cinema nelle arti figurative è sempre stato “affrontato” in forma di citazione, di frammento. Mi viene in mente più Prince pensando a lui, più che agli U2 che molte volte lo hanno sfiorato in alcuni tenui omaggi. Prince è stato figura scomoda e geniale, dove la trascendenza si mescola a questa fascinazione per il mondo del sesso. Ci sono dei testi di alcune canzoni bellissime, altri banali, ma accompagnate da musiche strabilianti. Prince ad un certo punto, credendo di essere uno schiavo in mano alle case discografiche, ha distrutto completamente anche la sua immagine.

Prince è molto di più di quello che il mainstream immagini, è autarchico, e sinceramente diretto, ma poi con il suo glamour, nel quale lui stesso si è perso, è giunto al pubblico in parte come un artista banale e commerciale. Secondo me, come Blake, verrà rivalutato tantissimo.

 

Qual è stata la reazione del pubblico e della critica a uno spettacolo dall’impianto così particolare?

Pappacena: Sono uscite diverse recensioni su questo spettacolo, diverse persone ci hanno scritto spontaneamente dandoci le loro impressioni e abbiamo avuto tanti confronti a viso aperto con chi è venuto a vederci. Quello che più ci gratifica è che lo spettatore si sente avvolto, accolto e trasportato dalle nostre creazioni. Vive il tempo dello spettacolo come un tempo per sentire, non per pensare. Il momento della riflessione viene dopo, unito alla voglia di riscoprire un autore tutto da esplorare.

 

Quali sono i nuovi progetti in cantiere?

Vezzani: Stiamo lavorando, in collaborazione col Teatro del Carretto di Lucca, ad una messinscena della Tempesta di Shakespeare. Vorremmo partire da una raccolta di canzoni per poi affrontare il teatro, così come per Blake: siamo partiti da un album, per giungere ad un radiodramma, per poi finire con lo spettacolo/concerto.

 

https://www.minimaetmoralia.it/wp/arte/eterna-william-blake/

Le porte della percezione

Igor Vazzaz- Lo Sguardo di Arlecchino | 23 December 2017

Blake, vissuto tra fine ‘700 e inizio ‘800, fu incisore, disegnatore e soprattutto poeta. Un artista libero e provocatorio, inafferrabile, capace di rivoluzionare il linguaggio poetico con temi, immagini e una musicalità naturale che ancora oggi impressionano.

Nel lavoro di Pappacena/Vezzani vi sono tutti i temi del poeta inglese, dall’essenzialità dell’immaginazione per l’esistenza umana, alle “porte della percezione” (“if the doors of perception were cleansed, every thing would appear to man and it is, infinite”), che hanno ispirato musicisti come Jim Morrison. Musica e poesia in questo lavoro sono inseparabili e le parole dei poemi sembrano essere cucite addosso al susseguirsi delle note tipiche del rock. 

In un'armonia di suoni più intimi e di rapide esplosioni di energia, il basso e la chitarra di Fabio Pappacena e le tastiere e i synth di Giacomo Vezzani danno forma alle visioni di Blake, in un progetto che dopo due anni di lavoro ha portato prima alla realizzazione di un album, poi ad un radiodramma trasmesso su Radio 3 e infine al live acustico Blake Eternal life.

Intervista al suo Pappacena/Vezzani

Bianca Coppola Melon - Gufetto.press | 17 May 2017

Abbiamo intervistato per Voi, Giacomo Vezzani (di seguito FP) & Fabio Pappacena (di seguito G.V), autori, attori e musicisti dello spettacolo “BlakeEternalLife”  in scena alle Carrozzerie n.o.t. il 20/21 maggio alle ore 21.00.

 

BCM: Prima di tutto chi era William Blake?

GV: Nato a Londra alla fine del 1757, Blake è stato un incisore, poeta, pensatore, filosofo e soprattutto un anticonvenzionale perché rifiuta la possibilità di diventare una sorta di pittore di corte, e questo è fondamentale per capire il suo essere,   uno dei suoi pensieri dominanti è quello di credere che oltre alla realtà tangibile, quella quotidiana, ci fosse molto altro, e credo che questo sia l’aspetto di lui più interessante

FP: Era considerato un genio, da qualcuno definito addirittura un profeta...

GV: La sua vita si svolge in tre cittadine inglesi, diciamo in tre cottages, e uno di questi,  tramite una raccolta di fondi della “Blake Society”, è stato acquistato proprio da loro per farne un museo.

BCM: Come riesce a esplodere il suo pensiero, come diventa un letterato, un filosofo dall’artigiano che era?

GV: Intanto, possiamo dire che non ha fatto studi accademici ma fu educato a casa dalla madre,  quindi un autodidatta,  però un grande conoscitore del suo tempo, e anticipa di tanto il pre-romanticismo.

FP: Sì, lo anticipa di molto ma poi si discosta parecchio da tutti gli artisti, scrittori e pensatori, per una sua poetica anomala rispetto al romanticismo.

BCM: E qual è?

GV: I temi che ricorrono nella sua poesia e nei suoi dipinti,  sono gli accadimenti del suo tempo: la rivoluzione francese, quella americana, la schiavitù in America, ed esprimono un concetto di umanità universale, detestava la schiavitù e credeva nell’eguaglianza tra le razze e tra i sessi: “Tutti gli uomini sono uguali (attraverso le loro infinite differenze)”  

BCM: Conosceva perché viaggiava?

GV: No, leggeva molto, aveva grandi rapporti epistolari con pensatori come lui, ma in particolare c’è un poema molto interessante che è “The mental traveller” che racconta il viaggio attraverso la mente, perchè lui è proprio un viaggiatore mentale.
FP: Un visionario vero e proprio, nel senso che sin da bambino aveva delle visioni che dipingeva, incideva e che accompagnava con la poesia.

BCM: Voi come vi siete innamorati di lui e del suo pensiero, tanto da progettare e costruire uno spettacolo fatto di parole e musica?

FP: Entrambi lo abbiamo studiato alle superiori, ma è Giacomo che ha avuto l’idea, e il suo entusiasmo mi ha contagiato

GV: Tutto è partito da un lavoro fatto a Radio Tre su Giovanni Pascoli, e poi me ne hanno chiesto un altro, allora ho pensato subito a Blake, perchè se Pascoli è stato il poeta dei suoni, William Blake è stato quello delle visioni. E da lì è partito tutto.

BCM: Mi rendo conto che è un pensiero colto non sempre facile da comprendere...

GV: Lui ha creato una sua mitologia, e quindi non conoscendola ci si può anche perdere, ma vorrei aggiungere che il suo incitamento maggiore è quello di pensare, ecco le parole di Blake aiutano molto a pensare

BCM: Traducendo con parole dei nostri giorni possiamo dire che era un ricercatore di senso?

FP: Sì, esattamente, ricercatore di senso della vita, addirittura c’è chi lo ha definito il più grande ricercatore della verità

BCM: Come si sviluppa lo spettacolo?

FP: E’ uno spettacolo che unisce musica e parole, sul palcoscenico siamo in quattro, oltre a me e a Giacomo ci sono due cantanti attrici: Elsa Bossi ed Elena Nenè Barini.

GV: Le canzoni sono in originale e in mezzo a noi ci sarà un grande schermo con la traduzione,  le canzoni saranno inframezzate dai suoi versi in italiano recitati da tutti e quattro. Silvio Giordano ha curato i visual con la collaborazione di Gianluca La Grotta che è anche l’autore del nostro logo: una faccia a metà tra una tigre e un agnello, da due suoi famosi poemi “The Tyger” e “The Lamb”, che sono molto legati tra loro, infatti la tigre esiste solo come controparte dell’agnello, e l’agnello presuppone la presenza della tigre.

FP: Presumo che dentro di noi convivono entrambi...

BCM: Come in una forza dicotomica! Che tipo di musica avete scelto per accompagnare i suoi testi?  

FP: Direi di si. Abbiamo composto insieme unendo l’anima elettronica di Giacomo che suonerà le tastiere, con la mia rock che sarò alla chitarra

GV: Non abbiamo voluto attualizzare Blake, ma portarlo a un linguaggio di oggi che sia fruibile a tutti, dai ventenni ai più maturi

FP:Non volevamo raccontare Blake visto da Blake, ma farlo conoscere attraverso uomini del duemila.

BCM: Vi siete auto prodotti?   

FP: Siamo co-prodotti dal Teatro Del Carretto di Lucca, e poi anni fa abbiamo fatto una raccolta di fondi, e approfittiamo per ringraziare tutti

BCM: Un’ultima domanda perchè Eternal Life?

FP: Perchè per Blake la vita eterna non è quella dell’aldilà, ma le infinite opportunità di questa

BCM: Non ci resta che ringraziare i nostri ospiti e darci appuntamento alle Carrozzerie n.o.t. per conoscere o approfondire William Blake il cui pensiero appare oggi rivoluzionario e illuminante!

 


Blake Eternal Life
è un progetto nato dall’unione di poesia e musica. È stato un disco di dieci canzoni i cui testi sono le poesie del poeta inglese William Blake, è poi diventato un radiodramma andato in onda su Radio Rai 3 e ora è una performance che mette insieme musica, poesia, recitazione e videoarte per raccontare il mondo visionario di un poeta che, grazie alle sue arte, è diventato un profeta. Un concerto/spettacolo realizzato da due attori-musicisti travolti da William Blake e dalle sue “visioni”.