CALIGOLA. UNDERDOG/UPSET


Regia e drammaturgia Jonathan Bertolai

Suono Hubert Westkemper

Luci Orlando Bolognesi

 

Fonico Luca Contini

Elementi scenici Rosanna Monti

Scenotecnica Giacomo Pecchia

Realizzazione video Diego Granzetti e Giovanni Adorni

Foto e grafica Manuela Giusto



Actors

Ian Gualdani

Director's notes

 

“Oggi Caligola abita solitario il regno del suo spirito malato, tanto sopraffatto dal peso di un lutto esistenziale da trascinare la sua vita verso l'abbandono dell'ultimo pulviscolo di umanità.

Immaginario e realtà, ricordo e avvenire, logica e follia, si fondono rapsodicamente nella sua mente fratturata.

Costretto in uno spazio accecato di bianco e abitato da monitor che riflettono il disordine mentale di un Caligola privo di connotazioni temporali, Ian Gualdani è l'unico giovanissimo attore la cui presenza scenica regalerà alla pièce un personaggio tanto seducente quanto scabroso in fisicità e vocalità.

 

... il non senso della vita… poiché Caligola non riprendendosi dalla perdita di Drusilla e trasformando quel lutto nel lutto stesso dell'esistenza inizia un percorso distruttivo e autodistruttivo.

Una parabola destinata al fallimento poiché non basterà neppure la morte a spegnere il tormento del giovane.

                                                                              



Calendar

August 19—23, 2020
Sotterraneo S. Regolo, Orto Botanico
Lucca
September 12, 2020
Festival Opera Prima
Rovigo

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Reviews

COMUNICATO STAMPA-DEBUTTO NAZIONALE XVI FESTIVAL OPERA PRIMA ROVIGO-12 Settembre 2020

Va in scena in debutto nazionale il 12 settembre per il Festival Opera Prima di Rovigo Caligola. Underdog/Upset, nuova produzione del Teatro Del Carretto, firmata per la prima volta da Jonathan Bertolai, già assistente alla regia di Maria Grazia Cipriani, artista della Compagnia fin dal 2006 e dal 2018 anche suo Presidente.

 

Sabato 12 settembre, alle ore 20.15, presso il Teatro Studio va in scena in debutto nazionale, per il Festival Opera Prima di Rovigo, Caligola. Underdog/Upset, regia e drammaturgia di Jonathan Bertolai, con Ian Gualdani, suono di Hubert Westkemper, luci di Orlando Bolognesi, fonico Luca Contini, elementi scenici Rosanna Monti e scenotecnica di Giacomo Pecchia. Una nuova produzione del Teatro Del Carretto, nato nel 1983 dall’incontro fra Maria Grazia Cipriani e Graziano Gregori, che con La Tempesta, affidata nel 2019 a Giacomo Vezzani e ora con questo nuovo spettacolo, vede la nascita di una nuova fase della Compagnia, che si apre al contributo registico di alcuni dei suoi artisti storici. Bertolai, già assistente di Maria Grazia Cipriani nel 2018 per Ultimo Chisciotte, è infatti interprete della Compagnia fin dal 2006, suo presidente dal 2018, e dal 2019 cura anche la rassegna di teatro d’autore Altre Visioni a Lucca.

 

Il desiderio che ha guidato lo studio e la drammaturgia di questo nuovo progetto nasce nella primavera 2019, ben prima della pandemia che ci ha colpiti, e ha trovato in questi mesi nuovi motivi di urgenza. La scelta di questo personaggio e dei suoi drammi interiori, trae origine dalla necessità di indagare il mondo giovanile con la sua fragilità e il disagio esistenziale nei confronti del futuro, temi, in particolare quest’ultimo, che ora si rivelano di ancora più scottante attualità, innestandosi in un panorama caratterizzato da un'incertezza globale in termini economici, politici e culturali, oltre che sanitari.

 

Così come Caligola voleva “semplicemente” la luna, anche al giorno d'oggi le nuove generazioni si scontrano con un mondo assurdo, nel quale devono conquistare il loro diritto di esistere e di emergere, a partire da un contesto a loro completamente sfavorevole. Devono combattere come se fossero su un ring, e, per continuare in questa metafora, come un pugile dato per sfavorito (underdog) a volte riescono con determinazione e follia a ribaltare i pronostici (upset).

Tenendo a mente la giovane età di Caligola, quando divenne imperatore e quando visse il lutto per l'amata sorella Drusilla, non è allora casuale il fascino esercitato da quest’opera sia sul giovane attore protagonista dello spettacolo – diplomato nel 2018 alla Scuola Teatro Arsenale di Milano-, sia su Jonathan Bertolai, al suo debutto da regista.

E’ proprio dal desiderio di Ian Gualdani di confrontarsi con Caligola che nasce questa messa in scena, e nello sguardo di Jonathan Bertolai assume i contorni di uno spazio mentale amplificato: sulla scena il pubblico assiste ad un dialogo interiore, un dipanarsi dei pensieri del protagonista che trovano la loro trasposizione visiva nella gestualità dell’attore.

Jonathan Bertolai ci racconta tutta l'assurdità che la vita può riservare, attraverso un dramma psicologico calato in un'atmosfera post industriale. Su una scena trapuntata di monitor e luci a neon, su cui si staglia un piedistallo e si schierano delle statuette, passano video e inserti sonori che richiamano gli anni '80 (ricordano ad esempio i video musicali dei Talking Heads) e scenografie che si ispirano alle opere multimediali di Bill Viola, creando una curiosa alternanza tra la tragicità dei temi trattati e il pop di questa estetica.

 

La molteplicità di suoni che si rincorrono nella sala e i contributi video che circondano il corpo dell'attore sono le mille voci del dissidio interiore di Caligola raccontati dalla notevole versatilità interpretativa di Ian Gualdani. La ricerca sonora di Hubert Westkemper - già sound designer di numerosi artisti internazionali di fama e del Teatro Del Carretto e premio Ubu 2005 e 2019 - rafforza l'alternanza fra il dissidio interiore e la freschezza dell'essere giovani.

 

Dice Jonathan Bertolai di questa nuova sfida: “È uno spettacolo che parla di questo tempo incerto che stiamo vivendo, un tempo che incede più velocemente della natura dell’uomo, costretto a rincorrere sé stesso, in una distanza ormai siderale. Caligola come noi fluttua smarrito nei meandri della sua mente cercando l’impossibile.”

Caligola: un atto di coraggio - PAC Paneacquaculture

Renzo Francabandera | 15 September 2020

Un festival vivo e partecipato, Opera Prima 2020, che abbiamo iniziato a testimoniare e dove abbiamo vissuto l’incontro quotidiano con la pratica dell’arte e il dialogo fra gli artisti e chi fruisce.

Il weekend nella giornata di sabato ha visto in scena Caligola la nuova produzione del Teatro del Carretto, firmata per la prima volta da Jonathan Bertolai, già assistente alla regia di Maria Grazia Cipriani, artista della Compagnia fin dal 2006 e dal 2018 anche suo presidente. Un atto di coraggio della compagnia che offre la possibilità di un altro codice interno, nato evidentemente nella pratica artistica del gruppo di lavoro ma capace di sviluppare una autonomia di linguaggio che comunque prospetta la possibilità per il gruppo di lavoro di una auspicabile coesistenza fra un sentimento registico di lungo corso e una pratica nuova, altra, che porta altra linfa.

 

Il progetto, liberamente ispirato a Caligola di Albert Camus, è nato nella primavera 2019, da alcuni appunti di lavoro di Ian Gualdani, che ne è interprete sotto la guida di Bertolai e dentro una macchina scenica assai composita, di rimandi a codici dell’arte contemporanea leggibili nei riferimenti ai grandi artisti della visual art, come Bill Viola, e che si avvale della pregevole collaborazione al suono di Hubert Westkemper e alle luci di Orlando Bolognesi.
Nell’allestimento, invero, il testo di Camus quasi scompare, per lasciare spazio a una azione molto fisica e affidata all’esuberanza di Gualdani, attore che rimanda alla fisicità performativa della nuova teatralità: un cyber-espressionismo quasi ginnico, costretto dentro una bardatura fisica che, pur preservando la corporeità quasi nuda, staturaria, da San Sebastiano, vive una narrazione del personaggio di spasmi e psicosi agite nel fisico.

 

Si tratta sicuramente di una composizione scenica elaborata, in cui confluiscono, come detto, stimoli e suggestioni diverse, ma che l’amalgama dello spazio teatrale prova a rendere coerenti.
Nello spazio piccolo e buio delimitato da un recinto di luci neon verticali e da monitor a fondo scena e in proscenio, l’impatto sovrastante del suono, delle immagini, dell’azione corporea sul fatto drammaturgico, se da un lato spiazza completamente rispetto all’ipotetica aspettativa sulla messa in scena del testo di Camus, dall’altro propone una lettura di physical theater sfidante e a suo modo originale. Si crea un riverbero fra l’azione dell’attore e il video che ne rappresenta, sul fondo, una proiezione psicologica, ora muta, ora parlante. Lo vediamo prima cercare di mettersi al mondo, di riportare in vita la statua del personaggio che fu, per poi cercare di addomesticare la sua malattia, la sua luna, per poi soccombervi. Lo spettatore viene travolto dalla dimensione angosciata e violenta di un soggetto fragile, dal sembiante efebico, ma capace di scatenare forze nere e psicotiche, in un delirio di solitudine ben sostenuto sia dalla pregevole e mai banale composizione sonora, che dai toni luminosi. Ci mette a confronto con un duale che non riconosciamo solo in scena ma che sentiamo essere specchio delle nostre inquietudini.
Seppure con qualche segno perfettibile nella componente video e nel rapporto fra gesto e ritmo assoluto della creazione, l’opera prima di Bertolai ha i connotati non solo dell’operazione coraggiosa ma anche del prodotto creativo tutt’altro che banale; è giusto attendersi nuove prossime manifestazioni che fortifichino, con la pratica, un’intenzione artistica che è molto bello che il Teatro del Carretto abbia deciso di sostenere.

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Caligola @ Orto Botanico Lucca: il futuro in potenza del Teatro del Carretto - Gufetto.press

Susanna Pietrosanti | 21 August 2020

In anteprima nazionale va in scena, dal 19 al 23 agosto, a Lucca, presso il Giardino Botanico, il Caligoladel Teatro Del Carretto, per la regia di Jonathan Bertolai e, in solitaria performance, Ian Gualdani come unico protagonista. Lo spettacolo, inserito nel programma "La città si fa palcoscenico-frammenti di spettacoli dal vivo e workshop", è liberamente ispirato all'omonima opera di Albert Camus, lo spettacolo si veste di contemporaneità sulla strada di una maturazione della storica compagnia lucchese che ancora però deve completarsi.

Nella gabbia del palco sotterraneo in cui il protagonista agisce, convulso e doloroso, solo pochi lacerti, galleggianti come coriandoli, si colgono dal celebre originale di Albert Camus. La descrizione dell’arrivo della luna, che scivola sul giaciglio dell’imperatore che la ama per regalargli i suoi sorrisi. I dialoghi concitati dei cortigiani, interpretati dallo stesso Gualdani e rappresentati, con una modalità tipica dell’estetica del Carretto, da teste di bambolotti sorrette da piccoli basamenti classici, quasi canopi, potremmo dire. L’identità del simbolo apparenta i simulacri allo stesso corpo dell’attore, che nella prima scena troneggia, appunto, su un piedistallo più grande, e compone nella sua immobilità una statua classica resa infinitamente contemporanea dal lunare velo di nylon che lo avvolge e che solo più tardi si farà velo di Maya, amnio da cui nascere con sobbalzi violenti e contorsioni spasmodiche – e, in ultimo, un vapore bianco che reduplica l’aureola della luna, rinunciata alla fine dopo tanto desiderio. Desiderio e morte, per la luna e per Drusilla, la sorella amata e defunta, che non si può possedere: “non avrò la luna”, conclude amaro Caligola, riducendo a zero il suo impulso di conquista, calcolando zero il guadagno del suo immenso, tirannico potere, della sua nera, incontenibile spinta di vita e di morte.

Nessuno, certamente, può negare la forza sensuale e performativa del corpo di Gualdani, che abita e stravolge lo spazio bianco in una creazione infinitamente antimimetica, violenta, distorta, mettendo in vita la mostruosità di Caligola, la sua ineffabile diversità: basterebbero i movimenti convulsi, irregolari, sgraziati, volutamente parossistici come in un certo Fabre, evocato da sudore e dolore e liquidi corporei, o come in un certo Castellucci, alluso qui dalla lingua apparentemente trafitta nella tortura autoinflitta dello spiedino che evoca il colpo di lama della congiura. Basterebbe forse una sola sequenza, la testa rovesciata rivolta al proscenio con la bocca distorta che sovrasta occhi e fronte per parlare con sicurezza il linguaggio di un’estetica del diverso, del distorto, anche del brutto, indiscutibilmente forte ed efficace. Seppure, purtroppo, non ancora alle sue finali conclusioni.

Lo spettacolo testimonia infatti un evidente step di ripensamento della grammatica estetica della compagnia, della quale ritroviamo alcuni punti fermi: i cortigiani –canopi, per esempio, decapitati da Caligola in chiusura dello spettacolo: e la voce in registrato, classico stile Teatro del Carretto, sulla quale si inserisce, e si sovrappone e echeggia, la voce viva dell’attore. Ma con ogni evidenza il gruppo si protende verso una maturazione, o un’evoluzione, che porta qui l’inanellamento di molte suggestioni. Lo spazio scenico abitato da schermi di diverse dimensioni che trasmettono diverse inquadrature dell’attore mentre la musica pulsa forte e il corpo si muove frenetico parlano vivamente di una tipica situazione Motus. Il capitello classico che si apre e diventa pozzo e accoglie il corpo di Caligola che emerge solo col busto, pallido di cerone, evocano infinitamente immagini e simboli della visual art di Bill Viola. Il grande schermo che ci offre un punto di vista privilegiato sul volto dell’attore che però, in scena, ha tutta altra espressione e sviluppa una mimica diversa e contraria, richiama, senza equivoci, lo schermo-finestra dell’Orestea di Anagoor. Molte suggestioni giustapposte, interpretate con eleganza ed energia dal protagonista, intense, in grado di colpire e commuovere, ma non ancora in grado di costituire una nuova cifra estetica, che intravediamo e verso la quale la coraggiosa ricerca del gruppo si dirige. Positivamente, perché, se il testo è in lacerti, e la catena di immagini e di simboli è l’unica sulla quale possiamo contare – ecco, questi simboli devono essere folgoranti. Indiscutibili, inattesi, inimitabili. Il Teatro del Carretto ci ha abituati a questo genere di prodigio. Abbiamo tutti fiducia nella maturazione della loro nuova magia, il cui atto di nascita, forse, abbiamo testimoniato ieri sera, fortunati noi.

Le scoperte della XVI Edizione del Festival Opera Prima...- Krapp's Last Post

Francesco Guazzo | 17 September 2020

Gli ultimi giorni del Festival Opera Prima sembrano essere non altro che un’escalation verso un teatro sempre più riuscito e sempre più di valore, senza togliere nulla, con questo, al calibro dei lavori e dei momenti già vissuti sin dall’inizio di una settimana preziosissima vissuta come in un’oasi nella città di Rovigo.

L’atmosfera generale che si respira tra piazze e teatri è ormai sempre più comunitaria ed affiatata; ed è così che le prime novità arrivano con il nuovo lavoro del Teatro del Carretto, presentato sabato 12, “Caligola – underdog / upset”, un Caligola eccezionale da un lato per le scelte delle luci – anche se qualche schermo dal gusto analogico sfida il gusto di molti, facendo sentire un retrogusto al sapore di anni ’80 – ma soprattutto per l’eccezionale interpretazione di Ian Gualdani, solo in scena, che grazie ad un carattere tutto suo e peculiare è in grado di immergere gli spettatori negli incavi più reconditi e disturbanti dell’anomalia mentale e dello squilibrio psico-somatico, riesumando con ottime capacità attoriali il testo camusiano all’insegna di un contemporaneo un po’ kubrikiano illuminato al neon.

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