Biancaneve


adattamento e regia Maria Grazia Cipriani
scene e costumi Graziano Gregori
foto di scena Tommaso Le Pera


Attori

Maria Teresa Elena

Giacomo Pecchia

Giacomo Vezzani

Elena Nenè Barini

Jonathan Bertolai

Appunti di regia

…una Matrigna impersonata da una vera attrice ed una microscopica Biancaneve, i nani a grandezza naturale che arrivano a sorpresa dal fondo sala per diventare piccolissimi una volta entrati nella mutevole scatola teatrale che si apre come un magico armadio dell’immaginario svelando scomparti, celando trabocchetti, rinnovando continuamente e simultaneamente l’idea di palcoscenico, facendo apparire teste, paesaggi, personaggi veri, oggetti misteriosi di grandezza spropositata: il tessuto narrativo si fa gioco scenico, attraverso il contrasto di universi che nasce dal rapporto tra attori e creature in cartapesta, personaggi veri ed oggetti smisurati o lillipuziani, verità della materia e finzione del corpo, elementarità della parola e potenza dei brani del melodramma, rivelando sottilmente la sua natura di camera dell’inconscio…..

 

Maria Grazia Cipriani



Calendario

1 agosto 2017
Tese dei Soppalchi
Venezia - Biennale Teatro
16 dicembre 2017
Il Funaro
Pistoia
15—18 novembre 2017
Teatro Fabbricone
Prato
10—11 dicembre 2017
Città del Teatro
Cascina
26—28 novembre 2017
Teatro Biblioteca Quarticciolo
Roma
26 dicembre 2017
Teatro Sociale
Camogli
19—20 gennaio 2018
Teatro Regio
Parma
24 marzo 2018 h 18:30—21:00
Teatro De André
Casalgrande
28 gennaio 2018 h 16:00—21:00
Teatro Manzoni
Monza
1 luglio 2018
Piazza della Stazione
Bibbiena (AR)
22 giugno 2018
Teatro Del Lavoro
Pinerolo (TO)
8—9 ottobre 2018
Festival Delle 100 Scale
Potenza
26 dicembre 2018 h 15:30—18:00
Teatro Comunale
Casalmaggiore (CR)
9 dicembre 2018
Teatro Verdi
Vicopisano (PI)
3 febbraio 2019 h 16:00—18:00
Teatro Era
Pontedera (PI)
6 gennaio 2019
Auditorium Fondazione Peccioli
Peccioli (PI)

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Recensioni

Biancaneve - L'attore e il suo doppio

Ernesto G. Laura

Mi incontrai per la prima volta col “Teatro Del Carretto” in una chiesa di Lucca dove si dava, davanti a una platea di ragazzini vocianti e di mamme accompagnatrici rassegnate a vedere la solita fiaba del solito teatro che si fa per i bambini, Biancaneve. Si spense la luce, si spalancò una sorta di armadio che faceva da palcoscenico e da baule delle meraviglie e fummo tutti presi dall’incanto. Le banalità favolistiche fino allora ammannite sulle scene per i ragazzi scomparivano bruciate da una rigorosa, innovatrice, stregante rilettura della fiaba dei Grimm ripulita di quanto vi aveva aggiunto, tolto, modificato il disegno animato di Walt Disney. Non si trattava – naturalmente – di uno spettacolo “per ragazzi” nel senso riduttivo e di serie B che si dà in genere alla cosa. I piccoli spettatori erano trattati da adulti, invitati a salire sull’ippogrifo della fantasia per un volo che li portava a liberarsi anche della banalità del video, dello standard visivo, del linguaggio impoverito per porsi invece di fronte e dentro una creativa avventura dell’arte.

Biancaneve - La scena imperdibile

Rodolfo Di Giammarco

Altro che fiaba. Il Teatro Del Carretto persegue puntigliosamente un’odissea nello spazio, una vera e propria drammaturgia di metamorfosi intesa in termini di cinesi ma soprattutto di volumetrie…..La tecnica narrativa cui si ispirano gli artefici di Biancaneve, spettacolo-modello che appunto si dispiega in tutte le gamme della sensorialità, fa triplice affidamento su marionette di microtaglia, pupazzi di statura “infantile”, e prestazioni a tutto corpo di un’attrice. Il travaso delle apparenze dà vita a una sorta di letteratura più che solo a un’osmosi di calibri, di proporzioni, di dosi.

E’ come sbirciare, talora, una messinscena minimale, un’azione incastonata in un modellino, tenendo però conto che vi incombe sopra o accanto una realtà fisiologica, speculare, contaminatrice…..Una rianalisi dell’intuizione della forma, e delle sue discrasie, ha perennemente tentato l’opera di pittori e scultori, e se citare il surrealismo risponde a tema quasi trito, è pure vero, però che ricorre un’incredibile, divertentissima affinità tra gli scenari coniati dal Teatro Del Carretto in Biancaneve e l’effetto non facilmente commensurabile di uno dei quadri più sofisticati nella produzione di Magritte….

Biancaneve - La Stampa

Silvia Francia

…Lontana dal simbolismo didascalico, la regia ridefinisce le proporzioni di paura e gioia, stupore e meraviglia, seguendo la misura unica dell’emozione. Per l’adulto, soprattutto, è un viaggio a ritroso verso l’immaginario dei piccoli, dove l’enorme e l’infinitamente piccolo convivono fuor di logica, nella prospettiva anarchica dell’istinto, della sensazione, della vibrazione emotiva.

Biancaneve - Corriere della Sera

Paolo Petroni

Sono le cesure sceniche a creare tensioni o a scioglierle: il grande pettine avvelenato, che arriva come una grande mannaia o grata di prigione a occupare tutto lo spazio del palcoscenico, o la danza finale con l’attrice matrigna che giace in basso come un pupazzo rotto. Con due matrigne burattini che girano vorticosamente sui lati, quasi bambole di un carillon impazzito&hellip.

Biancaneve - Rinascita

Maurizio Grande

Molti modi esistono per raccontare la celebre fiaba dei Fratelli Grimm, ma indubbiamente quello sperimentato poi scelto dal Teatro Del Carretto è uno dei più avvincenti, poetici ed esteticamente sorprendenti: un gioco scenico cruento quanto raffinato nella sua viva teatralità, sul quale domina incontrastata una delicata poesia delle immagini che, nella sua immediatezza, riesce a colpire puntuale la sensibilità dello spettatore.

Biancaneve - Panorama

Marco Vallora

Un magico armadio dell’immaginario, una mutevole scatola teatrale, che si apre a scomparti, che cela trabocchetti, che rinnova continuamente l’idea di palcoscenico: se da una porticina può fuoriuscire una Matrigna impacchettata, con la maschera indurita del Don Giovanni di Losey, non è detto che un attimo dopo non si svolga nello stesso antro, tappezzato di specchi, la festa da ballo di una microscopica Biancaneve che ha ritrovato la felicità. Oppure si scateni un vento di tempesta che agiti solo velari. E ovviamente la Matrigna – impersonata da una vera attrice – può benissimo ficcare le mani furiose dentro l’edulcorato salottino da bambola della povera marionetta. La magia dello spettacolo nasce proprio da questo folgorante contrasto, di universi, da questo rapporto continuamente inventato tra verità del legno e finzione del corpo. L’elementare tessuto narrativo della fiaba si fa immagine da guardare: ecco per esempio la grande mela avvelenata, che sembra schiacciare Biancaneve, rotolare giù da un quadro di Maigrette. La grande scatola di legno sputa fuori, antidoto all’involucro televisivo, effetti memorabili oppure si svuota d’incanto, rivelando la sua natura sottile di valigia delle paure.

Biancaneve - L'Espresso

Rita Cirio

La struttura in legno costruita per “Biancaneve” ha il fascino di una “boite à surprise”; intorno al boccascena centrale, dove si svolgono le azioni principali, si aprono una serie di finestrelle e porticine. Ne esce la matrigna, alta pochi centimetri o a grandezza naturale, interpretata da un’attrice coperta da una maschera; entrano i sette nani, in legno, che arrivano a sorpresa dalla platea tirati da una fune. Quando lavorano in miniera e si danno un gran daffare in una scenografia cupa e minacciosa come un’incisione di Piranesi, più che Walt Disney fanno venire in mente Wagner, i nibelunghi dell’”Oro del Reno”, sia pure in un “Ring” messo in scena dal Teatro dell’Opera di Lillipput.

Biancaneve - La Repubblica

Rodolfo Di Giammarco

Mai vista tanta grazia, tanta virtù tecnica, tanta poesia inventiva in un teatrogiocattolo che dando fondo a raffinatezze adulte riesce a sincronizzare l’arte dei marionettisti con gli automi, con un’attrice vera in pose da “masque” e, non ultimo, sa trasformare tutto il mini-deterrente scenografico in meraviglia magica, d’una magia non infantile

Biancaneve

Lele Luzzati

La “Biancaneve” del Teatro Del Carretto è forse lo spettacolo più ambiguo che abbia visto negli ultimi anni. E quando dico “ambiguo” voglio dire che ha raggiunto l’essenza del teatro: ambiguo è l’Amleto, ambiguo è il miglior Carmelo Bene, ambiguo è Mozart e il suo Flauto Magico, ambiguo è Fellini etc.
E ambigua è Biancaneve: uno spettacolo per bambini, ma anche per tutte le persone intelligenti dai 5 agli 80 anni; ambigua è la matrigna, talvolta personaggio reale, che raggiunge l’astratto; ambigui sono i nani che arrivano dal fondo sala, grandi come veri nani per poi diventare piccoli piccoli una volta entrati nel teatrino di mezzo. Ambigua è anche quella meravigliosa scatola teatrale che all’inizio si presenta come un normale teatro di marionette e che poi a poco a poco si apre come un armadio magico, facendo apparire teste, o paesaggi, personaggi veri, oggetti misteriosi di grandezza spropositata, o la miniera dei nani, che sempre si prendono l’applauso a scena aperta. E infine ambigua è la colonna sonora, così raffinata, dove anche l’arcinoto coro a bocca chiusa della “Butterfly” assume un significato, e pur con una sottile ironia, torna a commuoverci per tutt’altre strade.