Le Stanze del Sogno-mostra


La mostra "Le Stanze del Sogno" è temporaneamente chiusa, ma riaprirà presto. 

 

 



Info

29/9/2016- 7/1/2018

Lucca

Casermetta San Martino, Porta Santa Maria

 

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Referente: Giacomo Pecchia (Tel. +39 3661243866)

Per info generali: 058348684  info@teatrodelcarretto.it

 

La mostra

Come da titolo, l’esposizione è divisa in Stanze, ognuna dedicata a uno spettacolo del repertorio della Compagnia: un luogo, tra costumi, attori artificiali e piccole installazioni teatrali, che porterà il visitatore a perdersi nella cognizione spazio-temporale.
Tante le Stanze dedicate a Shakespeare, a cui poi si sostituisce Collodi, nella Stanza di “Pinocchio”, dove si anima il Paese dei Balocchi: il sogno più atteso dai bambini, il ricordo più struggente degli adulti. Poi sarà la volta dell’"Iliade", dove un campo di battaglia ricostruito e installazioni a grandezza naturale, come cavalli in movimento che si impennano e tornano poi a rilassarsi, faranno emergere tutta l'umana tragicità dell'opera.
Alcuni video mostrano inoltre estratti di spettacoli, dettagli sui costumi di scena e sugli attori che hanno reso unica la ricerca artistica e creativa del Teatro Del Carretto.
Come un'immersione completa e sconvolgente nel mondo della finzione, la mostra coinvolgerà lo spettatore in un viaggio onirico, dove la realtà si farà sogno.

 

Foto di Guido Mencari




Recensioni

Le metamorfosi del Teatro Del Carretto- Il Manifesto

Gabriele Rizza

I trentatre anni di percorso artistico della compagnia toscana in un itinerario composto da manichini, maschere e scenografie.

In principio fu Biancaneve. La fanciulla, chiusa in un bozzolo come dentro una lanterna magica, fece il botto, girò i festival di mezzo mondo e alla fine, felicemente attorniata dai nanetti, sfociò nel cult. Poi vennero i Shakespeare, uno più sorprendente dell’altro (Romeo e Giulietta, Sogno di una notte di mezza estate, Amleto), irruppe Pinocchio, si impennò sul suo destriero Giovanna d’Arco, dilagò potente l’Iliade al Festival di Spoleto 1988, echeggiarono le Metamorfosi di Kafka e Le troiane di Euripide fino alla Sheherazade mille e una notte dove la magia orientaleggiante della fiaba confliggeva con la violenza acuminata della cronaca. In tutto fanno 33 anni di creatività e una ininterrotta sequenza di trasfigurazioni. Modulazioni. Labirinti.

Lo spazio immaginifico del Teatro del Carretto, la compagnia nata a Lucca nel 1983 dall’incontro fra la regista drammaturga Maria Grazia Cipriani e lo scenografo costumista Graziano Gregori, raccoglie ora i tratti più significativi del suo percorso artistico e li dispone, luminose punteggiature mimetiche, in uno spazio urbano da poco restaurato, la Casermetta San Martino, austero edificio in via Buiamonti, lungo la passeggiata pedonale delle mura. Qui i 33 anni del Carretto rivivono nella mostra Le stanze del sogno (ingresso gratuito), titolo magrittiano che rinvia alla onirica forza e al clamoroso magnetismo degli allestimenti, un mix di rarefazione e affermazione, solidità e volatilità, gaiezza e crudeltà, che da sempre caratterizza il lavoro della compagnia.

Tra costumi, manichini, maschere, armature, scudi, lance, marionette, oggetti di scena, macchinerie fantastiche e fantastici spezzoni di scenografie, installazioni semoventi, il paese dei balocchi e i campi di battaglia, l’irridente Pinocchio e lo smarrito Amleto, in un raffinato gioco di luci e un ondivago tappeto di suoni e rumori in sottofondo, emerge il potere evocativo di un teatro che ha saputo legare l’impianto drammatico della parola con la seducente concretezza delle immagini. «In questa mostra – osserva Maria Grazia Cipriani – c’è condensata, in otto stazioni dal valore simbolico, un po’ tutta la nostra storia, i progetti e i materiali.

Da sempre conserviamo ogni cosa, nessun oggetto di scena è mai stato buttato. Certo negli anni qualcuno lo abbiamo perso ma solo perché c’è stato rubato. Ci vorrebbe uno spazio dieci volte più grande di questo per ospitarli tutti. Ciò non vuol dire che siamo insoddisfatti. Anzi. Questa mostra rappresenta il coronamento di un sogno che accarezzavamo da anni: emozionare i visitatori esattamente come accade a noi, che viviamo ogni giorno i nostri spettacoli come fosse la prima volta».

La mostra dopo un periodo temporaneo di chiusura per alcuni lavori di ristrutturazione, riaprirà al pubblico dal 15 dicembre all’8 gennaio.

"Le Stanze del Sogno": il Teatro Del Carretto ti invita al viaggio- il Sipario

Debora Pioli

LUCCA  – Le Mura di Lucca sono di per sé uno spazio di frontiera. Si presentano come l’orlo tangibile tra il “dentro” e il “fuori” di una cultura, quella della lucchesità, che è vasta e universalmente forte della storia dei suoi talenti creativi, eppure si lascia percepire come ristretta e provinciale. Un mistero, in parte. Non le manca niente e si sente povera di tutto. La frontiera, che è terra di conquiste, in questo caso ci accompagna incontro ad una che si presenta come particolarmente significativa: la consapevolezza di essere, Lucca, genitrice di un’ intensità di presenza e di aver contribuito ( contribuendo) alla storia recente del teatro europeo.
Sul baluardo San Martino, nella casermetta San Martino, quella sopra piazza Santa Maria, si dà traccia di questo contributo, che è racconto lungo già oltre trent’anni. Traccia di grandezza, di estro fantastico, di assalto alla storia presente da parte di una Compagnia, quella del “Teatro Del Carretto”, che è ancora fra le protagoniste del teatro di ricerca italiano.

 

Le Stanze del Sogno” si presentano come un “museo”, eppure non hanno niente a che vedere con ciò che il museo comunemente rappresenta nel nostro immaginario. Niente di definitivo e immobile. Sono un punto e virgola. Il punto era necessario e anche la virgola. La Compagnia del Carretto continua la sua attività di produzione come teatro di innovazione, che in questi anni, attraverso la scelta di opere dall’alta concentrazione archetipica (dal repertorio delle fiabe come Biancaneve e Pinocchio; all’ epica classica di Iliade e Odissea; a Shakespeare, con Romeo e Giulietta, Il Sogno di una Notte di Mezza Estate, Amleto) ha liberato le emozioni dalle loro gabbie, di cui ognuno di noi è prigioniero con in mano le chiavi. Mentre scriviamo, la Compagnia è in viaggio verso il Teatro Stabile di Potenza per portare in scena “Le Mille e una notte”, ultima produzione in ordine di tempo.

 

Il teatro di Maria Grazia Cipriani e Graziano Gregori, origini di questa enorme risorsa culturale della città, impiega gli stessi archetipi e simboli alla maniera di “scarnificatori” di materia emotiva. Si supera la persona, la figura; si passa oltre il limite fisico – con lo strumento quasi magico della maschera e della marionetta – si approda all’ illimite del mondo interiore, onirico e psichico. Il suono, poi – essenza della parola, anche senza parola – offre un dizionario che non necessita traduzioni, motore fondamentale del teatro carrettiano (per anni plasmato dal ronconiano Hubert Westkemper affiancato nel tempo dal lucchese Luca Contini).
Ne “Le Stanze del Sogno” – aperta tutti i giorni, dalle 10 alle 18, lunedì escluso – ci sono in mostra alcuni di questi simboli, e il fluido che ne crea il processo di animazione.

 

Maria Grazia Cipriani ( regista della Compagnia) e Graziano Gregori ( scenografo della Compagnia e curatore della mostra), sono un po’ come la Titania e Oberon de “Il Sogno” shakesperiano, e si capisce visitando il luogo che raccoglie un po’ del loro spirito. Come i due personaggi della rinomata drammaturgia, dalla quale non casualmente deriva il nome della mostra, sono sovrani notturni di fate e folletti – immaginazioni, fantasie e incubi che vivono nel loro teatro – che, pur non evitando le battaglie delle quotidiane umane convivenze, dalla banalità della reale riescono ad evocare le immagini, le sensazioni, gli impulsi più nascosti della simbiosi tra terreno e divino: l’unione degli opposti inconciliabili. E come è giusto che sia per ogni artefice, anche la dialettica tra Cipriani e Gregori ad un certo punto diventa invisibile, e ciò che rimane è la traccia di quanto è accaduto, storie e creature di chi fa suo un racconto che oltre al desiderabile appartiene a tutti, ma spesso appare per molti così scabroso da risultare impronunciabile, inaccettabile, irripetibile.
“Le Stanze del Sogno” parlano in luogo nostro; sono i “pochi” che prendono per mano i “molti”; i segreti inconfessabili; le guerre perse; i tesori nascosti; gli amori irraggiungibili. Un percorso breve eppure un viaggio lunghissimo. Visitarle significa mentalmente scrivere appunti in silenzio, promettersi di vedere e sentire il teatro in teatro, e cacciare via l’idea che quei meravigliosi costumi nati consunti siano appesi lì per sempre. Questo luogo non è il luogo del “per sempre” – quelli sono i musei – questo è il luogo del “per noi, qui, ora”.
Colpisce infine – ma è a prima cosa – la natura di labirinto costruito in legno con l’odore della pittura ancora pungente; un itinerario così “altro” nello spazio angusto di una casermetta, per come conosciamo le casermette sui baluardi delle Mura, non te lo immagini. E poi il resto che abbiamo tratteggiato, che ti lascia desueta. In una domenica in cui passeggiare sulle Mura è vita consueta e privilegio di tempo. Il resto è bellezza.

Scene da sogno-Corriere Fiorentino

Simone Dinelli

Lucca celebra da domani al 12 novembre la storia della sua compagnia più famosa Otto sale, nella Casermetta di San Martino, con costumi, video e manichini La regista Cipriani: «Ci sono 33 anni del nostro lavoro, sarà un percorso emozionale»

 

«Emozionare i visitatori esattamente come accade a noi, che viviamo ogni giorno i nostri spettacoli come fosse la prima volta». Così la drammaturga e regista Maria Grazia Cipriani presenta Le stanze del sogno, esposizione permanente che da domani (e fino al 12 novembre) racconterà i trentatré anni di storia della Compagnia Teatro del Carretto di Lucca. Otto stanze per descrivere il successo di una compagnia divenuta punto di riferimento nazionale per il teatro di innovazione, ricavate all’interno della Casermetta San Martino sopra la cortina delle Mura urbane.

Proprio Cipriani del Teatro del Carretto è stata la cofondatrice assieme allo scenografo Graziano Gregori e ne rappresenta ancora oggi la vera anima: «In questa mostra — dice — c’è tutta la nostra storia. Da quando abbiamo cominciato, nessun oggetto di scena è mai stato buttato; ne abbiamo persi alcuni, ma solo perché ci sono stati rubati. Per accogliere ognuno di esso sarebbe servita una struttura almeno 5-6 volte più grande rispetto alla sede che abbiamo a disposizione, ma siamo soddisfatti perché questa esposizione rappresenta il coronamento di un sogno che accarezzavamo da anni». Un percorso emozionale, quello che investirà i visitatori, facendoli precipitare in una dimensione onirica, fra interpretazioni e atmosfere che hanno consacrato in questi anni il Teatro Del Carretto, rendendolo riconoscibile e indimenticabile anche fuori dai confini italiani ed europei.

Ogni stanza della mostra sarà dedicata a uno spettacolo messo in scena dal 1983 ad oggi dalla compagnia, tra costumi, manichini e spezzoni di bellissime scenografie. Spazio dunque a Shakespeare, a cui poi si sostituirà Collodi nella stanza di Pinocchio dove si anima il Paese dei Balocchi. Poi sarà la volta dell’Iliade, dove un campo di battaglia ricostruito e installazioni a grandezza naturale come cavalli in movimento che si impennano e tornano poi a rilassarsi, faranno emergere tutta l’umana tragicità dell’opera. Alcuni video mostreranno inoltre estratti di spettacoli, dettagli sui costumi di scena e sugli attori che hanno reso unica la ricerca del Teatro Del Carretto. «Ripensando a quanto fatto e vissuto sinora — prosegue la regista Cipriani — credo che gli spettacoli a cui io mi senta più legata siano fondamentalmente tre: il primo, una piccola Biancaneve che ha fatto il giro del mondo e che ancora oggi, dopo migliaia di repliche, continua a emozionarmi; l’Iliade, grazie al quale nel 1988 siamo sbarcati al Festival di Spoleto; l’ultimo, ovvero sia le Mille e una notte, forse perché è quello che meglio rappresenta ciò che oggi è la nostra compagnia, ma anche le mie esperienze di vita».